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Ancora una puntata dellla nostra rubrica "Scopri il coach", per conoscere le storie "da atleti" di alcuni degli allenatori e allenatrici che incontriamo sui campi di gara. Oggi andiamo a scoprire il passato di Grazia Maria Vanni. Buona lettura.

(Invitiamo tutte le società milanesi a segnalarci i loro allenatori dal passato "glorioso": Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.).


Grazia Maria Vanni, milanese doc classe 1953, è allenatrice della Pro Sesto Atletica. Ha iniziato ad allenare presto, quando ancora faceva l’atleta. Inizia a correre presto, spinta dall’insegnante di Educazione Fisica del Liceo Carducci di Milano. Eccola allora indossare la maglia del “Circolo Giuliano Dalmata” sulla pista del Giuriati di Milano, allenata da Guido Bottà e dove incrocia le sue ripetute con quella di una leggenda del nostro sport: Paola Pigni.
I suoi inizi atletici cono con il mezzofondo. E’ subito 3° nei 600 metri dei Campionati Italiani Allieve, poi è 5° nei 1500 degli Italiani junior del 1971. Indossa la maglia tricolore assoluta vincendo la staffetta 4x1500.
Nonostante i buoni risultati, il mezzofondo non fa per lei e la sua attività va in pausa per qualche stagione. Con l’inizio degli studi all’Isef riprende anche a frequentare le piste, cambiando completamente specialità. Ora si dedica al salto in lungo e agli ostacoli. E’ ancora il Giuriati il suo campo di allenamento, ma stavolta la guida è Giorgio Cortelazzo, che nel 1976 diventerà anche suo marito.
Nel salto in lungo arriva fino a 5.96, attestandosi tra le migliori italiane, più volte campionessa regionale e protagonista di varie finali dei Campionati Assoluti. Nel 1980, con la fusione dell'AICS Milano (erede del Circolo Giuliano Dalmata) con la Pro Sesto Atletica inizia ad allenarsi con Adolfo Rotta e Marisa Masullo. Con la rappresentativa dell'AICS ha la possibilità di fare molte gare in giro per l’Europa. Ha continuato a correre fino ai 30 anni, allenando contemporaneamente un gruppo di atleti e insegnando Educazione Fisica a scuola. Tra i tanti atleti che ha seguito spicca il nome di Simone Collio.
Grazia Maria Vanni non si è però limitata ad allenare. E’ stata Fiduciario regionale per tre mandati, presidente di Fidal Lombardia per 4 anni e membro della giunta regionale CONI. Attualmente ricopre l’incarico di Assessore allo Sport del Comune di Cernusco sul Naviglio, paese dove vive da oltre 30 anni.    

coach vanni

1. Come e perché hai iniziato a fare atletica?

Ho iniziato a fare atletica in quinta ginnasio al Carducci, liceo con grande trascorso sportivo negli Studenteschi dove insegnava Bruno Cacchi. Su consiglio della mia insegnante mi sono presentata al Giuriati e da quel giorno l’ambiente dell’atletica mi è rimasto nel cuore. Era il campo delle squadre giovanili della Pro Patria che vincevano tutto, della Riccardi, soprattutto del mezzofondo e al femminile del Circolo Giuliano Dalmata Società di Paola Pigni e Bruno Cacchi, che annoverava sempre grandi successi di squadra nel cross e giocoforza ho iniziato con il mezzofondo.

2. Come e quando hai scoperto la tua specialità?

Diciamo che ho provato diverse specialità nelle quali ho dimostrato sempre delle buone qualità. Ho iniziato con i 600m per poi passare agli 800m e 1500m spinta da Paola Pigni e vanto un bronzo ai Campionati Italiani Allievi sui 600m, che avrebbe potuto essere oro, poiché mi presentavo con la miglior prestazione stagionale, ma come spesso accade l’emozione fece brutto scherzo. Poi da Junior un quinto posto al primo anno di categoria (allora la categoria era di tre anni) sui 1500m e un titolo Italiano nella 4x1500 a Tirrenia. Poi dopo un paio di anni di stop ho iniziato con il salto in lungo e i 100hs e sono diventata un’atleta di buon livello che partecipava ai Campionati Italiani Assoluti, giungendo spesso in finale, e a rappresentative anche Internazionali con AICS che si era fusa con Pro Sesto Atletica.

3. Qual è la gara a cui sei più affezionata?

Il salto in lungo, che ho iniziato verso i 20 anni con l’Isef, dopo una pausa di frequenza dell’atletica. Mi ha dato molte soddisfazioni nei risultati (5,96m), ed è stata proprio la gara del PB che ricordo con più piacere per le sensazioni bellissime che mi aveva lasciato, essendo una selezione indoor per la Nazionale che avevo vinto al Palazzetto dello Sport di Milano, battendo campionesse, sentendomi io solo un’atleta per passione e non più giovanissima (30 anni, Insegnante e madre). Per motivi di lavoro e familiari non potei partecipare.

4. Cosa ti ha insegnato e lasciato l’atletica?

Mi ha lasciato molto, soprattutto nel carattere. Mi ha dato più sicurezze e la volontà di combattere per ottenere un risultato. La consapevolezza che gli obiettivi vanno raggiunti e conquistati e che nessuno ti regala nulla.

5. È stato difficile smettere con le gare e l’agonismo?

Si, molto. Ma per non cadere in ripensamenti, quando decisi di smettere a 30 anni, ho rinunciato all’affiliazione di atleta per optare per quella da tecnico (allora non si potevano avere due tesserini contemporaneamente). Ed è stata, a parer mio, una scelta corretta, anche se molto sofferta.

6. Quando e perché hai scelto di diventare un allenatore?

Già la mia professione mi avrebbe portato ad esserlo. A scuola, come insegnante, ho fatto la gavetta con i Campionati Studenteschi, e così poi ho seguito un corso da tecnico, oltre a quello da giudice. Alla fine ho scelto di fare il tecnico perché completava le mie competenze da insegnante.

7. Cosa ti piace nell’essere un allenatore?

Mi piace proprio insegnare il gesto tecnico e farlo capire. Ho optato subito per allenare dalla categoria allievi in su, poiché già come professione insegnavo alle categorie inferiori a scuola. Ho avuto la fortuna di iniziare ad insegnare alla Media Cairoli di fianco al Giuriati e da lì è stato naturale far proseguire nell’attività i miei allievi. Subito mi sono specializzata nella velocità e negli ostacoli, dove ho avuto tante soddisfazioni già dall’inizio, sia nelle gare individuali che nelle staffette (un titolo Italiano Allieve con record Italiano a Milano). Diversi miei atleti, negli anni hanno conquistato titoli Italiani e podi con convocazioni in Nazionali Giovanili: Marco Paternosterer, Paola Valente, Simone Collio. Ho allenato sempre nella stessa Società, la Pro Sesto Atletica, una famiglia per me, che mi ha aiutato a crescere tecnicamente insieme ai miei atleti.

8. Cosa insegni per prima cosa ai tuoi atleti?

La consapevolezza e la motivazione in quello che stanno facendo. L’importanza di appartenere ad un gruppo che ti supporta. Li ho sempre fatti crescere atleticamente dalle categorie giovanili e raramente mi hanno abbandonato, se non per smettere in età adulta. Ho contatti ancora oggi con molti di loro, per i quali sono rimasta sempre un punto di sicuro riferimento. Il rapporto umano è, ed è stato, sempre la cosa più importante per me.

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