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Nuovo appuntamento con la nostra nuova rubrica, alla scoperta della storia "da atleta" di alcuni degli allenatori e allenatrici che incontriamo sui campi di gara. "Scopri il coach" è il posto dove raccontare e "far raccontare" gli allenatori dell'atletica milanese. Oggi andiamo a conoscere Laura Faccio. Buona lettura.

(Invitiamo tutte le società milanesi a segnalarci i loro allenatori dal passato "glorioso": Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.).


Laura Faccio, 61 anni, è allenatrice della CTL3 Atletica di Carnate (MB). Prima di iniziare ad allenare nel 2000, Laura è stata un'ottima fondista azzurra, capace di spaziare dai 3000 metri alla maratona, eccellendo anche nella corsa campestre. Varesina di origine (Albizzate), ha conosciuto l'atletica nel 1973, passando prima per una fugace ma vincente esperienza nel pattinaggio su strada. E' però il suo professore di educazione fisica delle medie che la porta all'atletica intravedendone le doti. Con Cosimo Cacciapaglia inizierà a raccogliere i primi successi con la maglia della Snam di San Donato Milanese, sua società per 20 anni.

A 21 anni sposa Mino Passoni e si trasferisce in Brianza. Ha corso fino a 34 anni, passando poi sotto la guida di Giorgio Rondelli. In carriera ha vestito 11 volte la maglia azzurra, partecipando a 4 Mondiali di corsa campestre (1987-89-90-91), 2 mondiali di Ekiden in Giappone (maratona a staffetta), un incontro internazionale indoor a Torino.

E' stata campionessa italiana di staffetta 4x1500 e 4x800, salendo sul podio tricolore sia nella corsa campestre (2° e 3°) che nei 1500 (3°). Ha vinto su strada a Pettinengo e a Paratico, mentre è stata 2° nella Stramilano, 3° al Campaccio e 4° alla Cinque Mulini.

I suoi primati personali: 800 metri: 2:09.80 - 1500: 4:21.34 - 3000: 9.19.2 - 5000: 16:20.9 - 10mila: 34:29 (pista)/33:49 (strada) - Mezza maratona: 1:13.43 - Maratona: 2:44.04

coach faccio

1. Come e perché hai iniziato a fare atletica?

Ho cominciato perche' lo sport in genere mi divertiva , mi piaceva correre , saltare e fare movimento di ogni genere. Inoltre con lo sport mi era stato detto che se andavo bene avrei potuto viaggiare e conoscere molte persone. Io vivevo in un piccolissimo paese del varesotto, Albizzate.

2. Come e quando hai scoperto la tua specialità?

Attraverso il mio insegnante di educazione Fisica, Prof. Cosimo Caccciapaglia (diventato poi il mio allenatore fino al 1985), ho partecipato a tutte le gare scolastiche proposte, ho vinto tutte le prove di atletica. A quel punto ho capito che correre era ciò che mi piaceva di più,tra l'altro era uno sport economico che non gravava sui costi di famiglia, e questo aveva una sua importanza.

3. Qual è la gara a cui sei più affezionata?

Le gare che piu' mi piacevano erano le corse campestri. Correre a contatto della natura su percorsi diversi mi piaceva moltissimo. Infatti nel tempo sono poi riuscita a fare 4 Mondiali di Cross. Anche se molte soddisfazioni mi sono arrivate dalla pista. La gara che ricordo con maggior passione sono stati i Campionati Italiani Assoluti a Firenze nel 1975, ero Allieva ma nonostante ciò avevo fatto il minimo per gli assoluti.
Impossibile pensare però di andare in finale, avevo l'ultimo tempo di iscrizione (4:45.00 fatto in occasione della vittoria dei Cds Allieve a Roma) il 34°, ed in finale andavano solo 12 atlete. La sfida era quella tra Gabriella Dorio e Paola Pigni, io ero in batteria con la Pigni. Pur di non tornare a casa a mani vuote la sera stessa delle batterie (ero partita alle 14 da Albizzate e mi scocciava tornare subito a casa senza godermi il clima dei campionati), ho corso tutta la gara per centrare il sesto posto utile per andare in finale. Ce l'ho fatta migliorando il personale di 8 secondi (4:37.00) e i dirigenti della mia società, la Snam, increduli hanno sobbalzato nel vedere il risultato e sono stati costretti a prenotarmi urgentemente un posto in albergo. Quindi ho corso la finale agli Assoluti a soli 16 anni, arrivando poi 11° rifacendo il tempo di iscrizione.

4. Cosa ti ha insegnato e lasciato l’atletica?

Mi ha lasciato tantissimi ricordi, emozioni e tanti tanti amici. Mi ha fatto conoscere diversi paesi e mondi nuovi. Mi ha insegnato cosa è la dedizione, le regole e mi ha dato la gioia di vedere relizzarsi, attraverso il duro lavoro svolto, gli obbiettivi prefissati. Ha forgiato in definitiva la mia personalità.

5. È stato difficile smettere con le gare e l’agonismo?

Ho avuto due interruzioni, la prima nel 1985 quando sono diventata per la prima volta mamma. Dopo la gravidanza, dove ho interrotto la mia attività per circa un anno, ho fatto un po' di fatica a ripartire, ma poi sono arrivati i miei migliori risultati, passando sotto la guida tecnica del Prof. Giorgio Rondelli. La definitiva interruzione della attività agonistica è stata pensata in funzione del desiderio di una seconda maternità giunta nel 1994. Sentivo comunque che stava esaurendosi la vena agonistica, in un naturale declino fisiologico dettato dalla età. Quindi non ho fatto fatica a smettere poichè la mia attenzione ed impegno era riversato sui miei figli e sulla famiglia. Avevo dato praticamente tutto quello che potevo allo sport agonistico.

6. Quando e perché hai scelto di diventare un allenatore?

Nel 1991-1992 una società locale (US Casati Arcore) mi aveva chiesto se ero dipsonibile a mettere a disposizione la mia esperienza per allenare il loro settore  giovanile, ma io gareggiavo ancora. L'incarico lo ha preso mio marito e a quel punto ho cominciato ad allenarmi con un gruppetto di atleti. Univo l'utile al dilettevole, cioè mi allenavo ed intanto cercavo di trasmettere e spiegare a loro cosa era meglio fare.
Dopo la seconda maternità, ho deciso quindi di fare i corsi previsti per diventare Istruttore Fidal oltre al corso di Educatore CONI. A quel punto ho cominciato a seguire il setttore giovanile della società CTL3 ATletica, ma non solo. A giorni alterni ho cominciato a collaborare con mio marito nel seguire anche il settore assoluto. La mia prima atleta presa in carico in modo completo è stata una triathleta che ha vestito poi più volte la maglia azzura della nazionale, sino a sfiorare la partecipazione olimpica nel 2004 (riserva): Marta Gaiardelli (G.S Fiamme Azzurre). Dopo di lei ho proseguito con la collaborazione, sempre con mio marito, per seguire altri atleti del settore assoluto, senza perdere di vista il settore giovanile.

7. Cosa ti piace nell’essere un'allenatrice?

Il contatto diretto con i ragazzi/e, riuscire a trasmettere a loro le mie emozioni, non solo farmi seguire nelle mie lezioni. Il rapporto non può essere solo tecnico ma anche umano, con i miei atleti il lavoro non termina al campo di atletica, ma prosegue anche in altri ambiti: facciamo insieme le vacanze, per esempio.

8. Cosa insegni per prima cosa ai tuoi atleti?

Rispetto degli altri, rispetto delle regole, determinazione, educazione e forza di volontà. Non mollare mai e credere nelle proprie possibilità, qualsiasi esse siano.

faccio storico

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