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Nuovo appuntamento con la nostra nuova rubrica, alla scoperta della storia "da atleta" di alcuni degli allenatori e allenatrici che incontriamo sui campi di gara. "Scopri il coach" è il posto dove raccontare e "far raccontare" gli allenatori dell'atletica milanese. Oggi andiamo a conoscere Massimiliano Dentali. Buona lettura.

(Invitiamo tutte le società milanesi a segnalarci i loro allenatori dal passato "glorioso": Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.).


Massimiliano Dentali, 40 anni, è un ex velocista specialista di 100 e 200 metri, e dei 60 metri indoor. E' fondatore, presidente e allenatore della Riccardi Academy di Settimo Milanese. Da atleta ha indossato la maglia della Snia Nylstar e dell'Atletica Riccardi Milano 1946, ma per 4 anni (2003 - 2006) ha corso anche per il Gruppo Sportivo dei Carabinieri. E' stato Campione Italiano Promesse (2002) nei 60 indoor e nei 100 metri, 6 volte Campione Italiano assoluto nella 4x100 (3 con Carabinieri e 3 con Riccardi), ma anche due volte terzo nei 60 indoor Assoluti e una volta terzo nei 200 indoor. Ha indossato 4 volte la maglia azzurra assoluta, due volte indoor (Glasgow 2004 e 2005) e due volte outdoor (Montferrat e Lubjana). I suoi primati personali: 100 metri: 10.44 (Rieti 2003), 200 metri: 21.09 (Celle Ligure 2003), 60 indoor: 6.71 (2002). A partire dalla categoria Promesse ha avuto come allenatore il professor Ennio Preatoni, docente universitario ed ex azzurro olimpico di 100 e 4x100. Laureato in Economia. Dopo le esperienze come consigliere nell'Atletica Riccardi e nel Comitato Provinciale Fidal Milano, ha fondato la Riccardi Academy.

coach dentali

1. Come e perché hai iniziato a fare atletica?

Ho iniziato nel 1994 all'età di 14 anni. Ero stato reclutato dalla mia scuola, Liceo Majorana di Rho, per partecipare ai Campionati Provinciali Studenteschi e mi sono recato al campo XXV Aprile di Milano per provare le scarpette chiodate. Lì ho conosciuto quello che sarebbe stato il mio primo allenatore alla Snia, Ugo Grassia. In breve tempo ho iniziato ad appassionarmi all'atletica ed ho abbandonato il calcio, che praticavo sin da quando ero piccolo.

2. Come e quando hai scoperto la tua specialità?

Ho scoperto la mia specialità (velocità) nel secondo anno di atletica. Avevo iniziato col mezzofondo, poi ho iniziato a lavorare con un gruppo di velocisti allenati da Andrea Molina, che ai tempi collaborava con Ugo Grassia. Presto ho incominciato ad appassionarmi alle prove più bervi e ho deciso di passare definitivamente alle gare di sprint.

3. Qual è la gara a cui sei più affezionato?

La gara alla quale sono più affezionato è quella dei 60 metri indoor. E' una gara che non lascia spazio agli errori e richiede una grande preparazione mentale. Anche il sistema di eliminazione nelle gare per il titolo è molto avvincente e spettacolare: a livello nazionale ci sono spesso tre turni con batterie, semifinali e finali. Ho tanti bei ricordi associati alle finali corse sia a livello giovanile che assoluto. Tra le gare che ricordo con maggior piacere ci sono le due vittorie under 23 nel 2002 nei 60 indoor (6.71) e nei 100 metri, questa corsa all'Arena di Milano dove mi sentivo davvero a casa la gara con maggior piacere. Ho sempre amato partecipare alla gara di Chiasso, il Trofeo Mendrisiotto, dove si correvano anche distanze spurie. Mi ha dato grandissime emozioni anche la nazionale indoor di Glasgow  meeting x nazioni indoor (GB, Svezia, Russia, Resto d'Europa) dove ho contro l'inglese Jason Gardner, che due mesi dopo vinse i Campionati Mondiali Indoor. Avrei voluto chiedergli l'autografo, ma dopo la gara venni subito prelevato per il controllo antidoping. Là incontrai le grandi Maria Mutola ed Elena Isinbaieva e allora feci una foto con loro.

4. Cosa ti ha insegnato e lasciato l’atletica?

L'atletica mi ha insegnato ad applicarmi, a perseverare e a volte anche a saper soffrire per poter realizzare un sogno. E' uno sport a volte duro, che non regala niente, nel quale per raggiungere un risultato devi essere disposto a mettere in gioco tutto te stesso. Mi ha insegnato ad ammirare i miei avversari più forti e non ad odiarli. Mi ha lasciato tanti ricordi e tante solide amicizie che restano vive anche a molti anni di distanza.

5. È stato difficile smettere con le gare e l’agonismo?

Non è stato difficile, ho avuto una carriera molto lunga che ho concluso a 35 anni senza rimpianti. Ho apprezzato soprattutto gli ultimi anni, nei quali sentivo minore pressione e mi sono potuto godere dei bei confronti con atleti molto più giovani di me.

6. Quando e perché hai scelto di diventare un allenatore?

Quando ancora facevo l'atleta aiutavo alcuni miei compagni di allenamento con i programmi e gli esercizi. La trovavo un'attività molto interessante e gratificante e sapevo che un giorno sarei diventato allenatore. Nel 2015 ho fondato una società giovanile con mia moglie Irene Petrolini, si chiama Riccardi Academy e ci sta dando grandi soddisfazioni. Oltre a fare il Presidente, negli ultimi anni ho incrementato gradualmente il mio contributo nella società da allenatore, attualmente seguo un gruppo di velocisti allievi e junior.

7. Cosa ti piace nell’essere un allenatore?

Mi piace creare un rapporto di fiducia con l'atleta e poter ricercare con lui/lei il miglioramento della prestazione attraverso la cura dei particolari. Allenare un atleta è un po' come costruire una macchina da corsa, ma che il corpo umano è ancora più affascinate e complesso della più veloce delle automobili.

8. Cosa insegni per prima cosa ai tuoi atleti?

Che serve il corretto approccio mentale per poter ottenere una crescita tecnica nel lungo periodo. Gli atleti dotati di solo talento si esauriscono in fretta. I risultati si raggiungono con il rispetto delle regole, la dedizione e la perseveranza.

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