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monica aldrighettiMilano e le indoor, una storia d'amore... mancato. Questo matrimonio non s'ha da fare, per dirla con le parole di un celebre milanese. E la lontananza tra questi due mondi (nevicata del 1985 e addio Palazzetto di San Siro) è sta ben interpretata dal vento che ha soffiato sulla città mercoledì 26 febbraio. Forte sì ma neanche tanto, passato senza far danni se non là, dove il dente già duole. La sofferenza è quella del "tunnel" indoor costruito e mai (più?) aperto al Centro Sportivo XXV Aprile. Il vento è riuscito a far cadere alcune vetrate della facciata, crollate sulla tribunetta sottostante vista pista. Non fosse stato per il coronavirus e la conseguente chiusura del Centro, oggi forse staremmo piangendo qualche piccolo o qualche genitore ferito. E' accettabile tutto ciò? Il Comitato Provinciale si associa alla protesta ufficiale lanciata dal presidente regionale Gianni Mauri (vedi sotto). Toni critici e di "fine pazienza" sono stati anche quelli della Consigliera nazionale Sabrina Fraccaroli espressi sui social. Basterà questo per cambiare qualcosa? Per il momento, lamentarsi e protestare è già un passo avanti. Non fermiamoci qui.


Una storia brutta da raccontare, purtroppo una vergogna. Nella giornata di ieri mercoledì 26 febbraio (con un vento forte ma non eccezionale) l'impianto indoor del campo XXV Aprile ha perso pericolosamente i pezzi (nella foto scattate di Alessio Conti). È un impianto ultimato ma non consegnato all'attività e con una controversia legale in essere con l'azienda che lo ha costruito. È l'ultimo atto di una situazione che definire imbarazzante è poco: una situazione che si trascina da anni (ci vorrebbe un libro per raccontare questa odissea impiantistica a danno dei nostri atleti e atlete e delle nostre società) e, attualmente, senza sicure vie di uscita. Doveroso segnalare con forza i responsabili di questa situazione.

Quello dell'impianto indoor è un iter iniziato nel 2011 e che vede in "Milano Sport" e in "CONI Servizi" i principali "attori protagonisti". CONI Servizi ha espresso il progettista dell'opera e direttore dei lavori (di seguito entrerò nel merito di alcuni errori commessi): a "sovrintendere" i lavori Milano Sport (con diversi dirigenti succeduti da allora ad oggi).

Sono stati commessi una sequela di errori infiniti (tutti documentabili e già segnalati  nel tempo e per tempo). Andiamo con ordine: la struttura/contenitore dell'indoor è completamente inadeguata e lo segnalammo nel corso degli anni. Feci presente da subito (circa 3 anni fa) che era assurdo prevedere una sala muscolazione al primo piano (caso unico in Europa!); vi era la più completa ignoranza delle norme basilari e delle esigenze del nostro sport. Faccio alcuni esempi: stavano per dimenticare, se non lo segnalavamo (in fase di posa del manto), le cassette di lungo, triplo e asta, i corpi illuminanti (fari) a ridosso del salto con l'asta; erano state dimenticate le protezioni imbottite alla fine del rettilineo di sprint e ostacoli; erano previste travi di cemento armato (!) sotto la sabbia del lungo ed altre amenità (ve le risparmio). A mia precisa domanda su come potevamo spostare i sacconi dell'asta il progettista mi rispondeva "a mano", ignorando l'esistenza dei verricelli elettrici. Ma gli errori sono stati infiniti: i gradini della tribuna fuori norma, la casa del custode/segreteria non  utilizzabile per tempo immemore perché si erano dimenticati di collegare gli scarichi…

È triste pensare che opere pubbliche (realizzate con i soldi di tutti noi) necessarie per fare sport (che è con le società e i suoi allenatori una grande agenzia educativa e sociale) vengano trattate cosi! Non è rispettoso e corretto! 

Tutto questo è sempre stato segnalato per tempo a tutti gli attori di questa vicenda, in cambio ho ricevuto sorrisini o qualche imbarazzata risposta. Mai più così! Il nostro mondo merita rispetto.

Giovanni Mauri

Presidente FIDAL Lombardia

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